Curiositá riguardo le candele

Candele

Un tempo venivano utilizzate, insieme alle fiaccole, alle lampade ad olio e a sego per l’illuminazione. Anche oggi vengono spesso utilizzate nelle chiese, a casa o nelle feste per creare un’atmosfera rilassata o festosa. Nel Medioevo le candele venivano spesso indicate con la parola «luce». Il termine candela venne introdotto solo successivamente.

Storia

Le lampade ad olio e le lampade a sego possono essere considerate le antenate delle candele. In alternativa, dalla fine del III sec. a. C., entrarono in uso le torce di cera. All’incirca dal II sec. d. C. i Romani utilizzarono basse candele di sego, pece e cera. Curiosamente i Greci prima non conoscevano le candele.
Fu sopratutto il bisogno della Chiesa cristiana che portò nel Medioevo ad utilizzare la cera d'api come materia prima per la produzione di candele, rendendola una merce preziosa. Fuori dalle chiese e dalle case gentilizie per l’illuminazione venivano utilizzati trucioli, giunchi o candele realizzate con il più scadente sego.

A partire dal 1061 si ha notizia in Francia di una corporazione dei «tiratori di luci» e dal XIV sec. è nota una corporazione dei «fonditori di candele» ad Amburgo. È stata provata anche l'esistenza a Londra, nel tardo Medioevo, di due società di commercianti di candele, i commercianti di cera ed i commercianti di sego per candele.
Le candele di sego in quel periodo venivano sbiancate con triossido di arsenico. Solo dal 1725 nella produzione di candele si è iniziato ad utilizzare lo spermaceti, una materia prima di per sè bianca, che veniva impiegata principalmente per la realizzazione di candele di lusso. Le candele di sego in quel periodo venivano sbiancate con triossido di arsenico. Solo dal 1725 nella produzione di candele si è iniziato ad utilizzare lo spermaceti, una materia prima di per sè bianca, che veniva utilizzata principalmente per la realizzazione di candele di lusso.

Le prime candele di stearina furono prodotte tra il 1818 e il 1820 da Henri Braconnot e Simonin così come da Manjot. Il Signor De Milly dal 1831 introdusse una serie di miglioramenti a quei prodotti. Così per esempio pensò di impregnare gli stoppini con soluzioni saline, riuscì ad evitare la cristallizzazione dell'acido di stearina, pensò di pressare e fondere le candele (candele di Milly). Poco dopo l'invenzione della paraffina, dopo alcuni tentativi senza successo, nel 1839, con questa materia prima furono prodotte candele da Seligue a Parigi e da Young a Manchester (Inghilterra).

Significato culturale

Il rito dell’accensione delle candele nell’immaginario religioso di diverse culture ha un significato profondo. Una candela accesa simboleggia per esempio in molte religioni l’anima che splende nel buio mondo dei morti. Nella religione Cristiana l’accensione del Cero Pasquale rappresenta la Resurrezione del Signore, cioè il trionfo di Gesù sulla morte.

Nelle culture nordiche e germaniche aveva un significato analogo l'accensione di una candela alcuni giorni prima del solstizio di inverno: la candela avrebbe dovuto incoraggiare il sole a vincere il buio e ritornare. Questa antica usanza nordica sopravvive oggi, ma con un significato cristiano, nell'accensione delle candele dell'Avvento e di quelle natalizie. Sulle tombe vengono collocate luci tombali in ricordo dei morti (soprattutto a Ognissanti).

Composizione e funzionamento

Lo stoppino, di solito di fili di cotone intrecciati, è circondato dalla cera o da altri combustibili che fondono a basse temperature (solitamente a 60° C). Quando lo stoppino viene acceso la cera fonde. Attraverso l'effetto capillare dello stoppino, la cera è trasportata nella fiamma, dove vaporizza per bruciare poi in presenza di ossigeno. La convessione, cioè la salita dei gas di bruciatura caldi, rifornisce la fiamma di aria inutilizzata e le dà la caratteristica forma allungata. Una candela si spegne se il contenuto di ossigeno scende al di sotto del 16% circa.

Se uno stoppino brucia troppo lentamente si allunga troppo e la candela inizia a produrre fuliggine. La causa di ciò è da ricercarsi nell’incompleta combustione della cera vaporizzata. Nelle candele moderne vengono per questo utilizzati stoppini intrecciati in modo asimmetrico. Bruciando questo si inclina di lato e la parte superiore si spegne. Quando questa tecnica non esisteva ancora, per evitare la produzione di fuliggine, lo stoppino doveva essere regolarmente accorciato («smoccolato»). Per eliminare il così detto moccolo si utilizzavano delle particolari forbici.
Come semplice regola si può tener presente che una candela in un’ora brucia da 3 a 8 g di cera e produce una potenza termica fra i 38 e i 100 W. Il rendimento luminoso è al contrario di 0,1-0,2 lm/W. È interessante notare che, in assenza di gravità, una candela brucia con una fiamma di forma sferica. Non si forma fuliggine e perciò è possibile osservare la luce azzurrina dei gas di bruciatura.

Le parti più calde di una fiamma di candela sono al di fuori della fiamma gialla splendente e non contribuiscono alla produzione di luce. La spiegazione fisica di ciò si rifà alla legge di Kirchhoff relativa alla radiazione elettromagnetica che stabilisce una relazione tra l'emissività e l'assorbività di un corpo.
L'ossigeno e altri gas che partecipano al processo di combustione sono quasi trasparenti, per questo non inviano nessuna luce anche a temperature di 1400° C. Le particelle di fuliggine nera nella fiamma splendono perciò intensamente.
Nel caso abbia luogo un processo di combustione incompleto, il carbonio si deposita con le particelle di fuliggine che, a 1200° C, sono incandescenti e producono così la luce chiara.

Se si spegne una candela soffiando, salgono di solito vapori di paraffina o di cera che talvolta si infiammano e possono far iniziare di nuovo la candela a bruciare. Questa cosiddetta accensione per mezzo del fumo è di regola innocua in una candela.

Materiali

In passato era soprattutto la cera d’api ad essere utilizzata come materia prima per la fabbricazione di candele. Oggi sono usate principalmente la stearina o la paraffina, che hanno il punto di fusione a 60° C.
La stearina, dagli inizi del XIX sec., viene estratta per l’ 80-100% da grassi vegetali (olio di palma o grasso di cocco). La restante parte proviene da grassi animali (sego di bovino o altri grassi). La paraffina, dalla metà del XIX sec., viene estratta dal petrolio.

Le candele di stearina nel bruciare emettono meno fuliggine rispetto alle più diffuse candele di paraffina e pertanto emettono anche meno sostanze tossiche come idrocarburi aromatici policiclici (IPA) o diossina e furano. La stearina è estratta da materie prime che si rinnovano. Un aspetto negativo nella produzione di stearina è il disboscamento della foresta pluviale tropicale che viene compiuto per coltivare piante di cocco e palme da olio.

Dopo recenti perizie non è chiaramente dimostrabile che la differenza di produzione di fuliggine tra le candele di stearina e quelle di paraffina sia qualitativamente di grande valore. Più decisivo del tipo di materiale grezzo è al contrario la qualità delle materie prime.

Fabbricazione

Si possono realizzare le candele plasmando, tirando, pressando, colando o avvolgendo la cera.

La plasmatura è il metodo di produzione più antico per le candele di cera. La cera d'api viene modellata con le dita intorno ad uno stoppino e la candela, attraverso successivi passaggi viene formata su un superficie piana.

Nel procedimento di tiratura viene immerso ripetutamente uno stoppino nella cera liquida e tirato finché non si raggiunge il diametro desiderato (fino a 8 cm). Le candele si possono fabbricare anche appendendo semplicemente lo stoppino fissato ad una sospensione, in questo caso però la circonferenza risulta meno regolare rispetto a quella delle candele prodotte con il metodo della tiratura.

Candele molto convenienti (per esempio Tealight e lumini) sono prodotti di solito per pressatura. La paraffina in granuli viene pressata in stampi per ottenere la forma desiderata. Per le candele di qualità superiore con forme particolari e decorazioni viene colata la cera liquida in una forma di materiale non infiammabile. Un'altra possibilità per realizzare le decorazioni consiste nello scaldare una piastra di cera rettangolare con profilo a rilievo unilaterale da incollare poi su una superficie piana della candela.

Le candele spesso sono prodotte anche versando ripetutamente la cera su uno stoppino appeso. Ad ogni colatura, così come nel processo di tiratura, si forma uno strato di cera aggiuntivo. Questo costoso metodo di colatura è ancora utilizzato solo in poche manifatture.

Una curiosità: per le candele nere, la paraffina viene colorata con una tintura nera estratta dai frutti di anacardio occidentale!
Riguardo alla preparazione e alla decorazione di candele grezze si è sviluppato frattanto una specie di artigianato artistico. Vengono realizzate vere e proprie sculture di cera e paraffina.

Per un rapporto sicuro con le candele

Non bisogna sottovalutare la fiamma di una candela! Si tratta sempre di un fuoco non protetta che, a causa di un atteggiamento negligente, può provocare un incendio.

I produttori di candele danno pertanto le seguenti indicazioni su come comportarsi con le candele accese:

  • non lasciare mai le candele incustodite;
  • non lasciare mai le candele accese vicino a finestre aperte e nei pressi di oggetti facilmente infiammabili (per es. tende);
  • le candele devono stare sempre in posizione perfettamente verticale, preferibilmente in recipienti adeguati;
  • tenere le candele lontane dai bambini e dagli animali domestici;
  • più candele accese devono stare almeno a 10 cm di distanza l’una dall’altra;
  • lo stoppino può essere lungo al massimo 1 cm;
  • proteggere la candela dal calore (per es. dai termosifoni) e dalla luce solare;
  • non spegnere mai le candele soffiando, ma utilizzare uno spegni candele;
  • posizionare sempre le candele su un piatto non infiammabile.


Attenendosi a queste semplici indicazioni si potrà vivere in piena tranquillità un’esperienza luminosa.

Questo testo è una libera traduzione del articolo su Wikipedia riguardo la candela.